Reame Elfico

La patria degli elfi è un grande continente dal clima mite e temperato, situato all’estremo occidente di Ardania, conosciuto come Hildoriath (o Doriath).

Partendo dalla zona del Doriath del Nord troviamo, in una verde valle racchiusa dalla catena montuosa dell’Elvenquist, la città di Ondolinde, luogo di millenaria storia dove dimorano i fieri Quenya. Scendendo dalle montagne innevate e spostandosi verso sud, ci troviamo nel cuore verde del Doriath del nord, un intricato e vasto bosco pervaso da antichi poteri, percorso da esili ed incerti sentieri ben conosciuti dagli elfi. Continuando verso sud ovest, verso la parte centrale del continente, valichiamo una piccola catena montuosa e ci troviamo nella Piana di Ilkorin, dove una piccola comunità di contadini si è insediata creando l’omonimo villaggio. Le distese sono lussureggianti e colme di campi coltivati, e le strade pianeggianti percorse da tanti viandanti, mercanti o pellegrini.

Dalla pianura, muovendoci nella zona più meridionale del Doriath del Nord, ci troviamo di fronte ad una vera muraglia di alberi e rampicanti, che comprende il Bosco della Radice Nera, dove si annida la pericolosa Cava Nera, e la sacra Foresta di Earlann, che ospita al suo interno il villaggio di Tiond, ora in rovina e infestato solo da pericolose e misteriose creature.

Tutta la zona a sud-est del continente elfico, dalle pendici meridionali degli Elvenquist, fino alla Terra dei Pelleverde e alla Valle di Kelthra, tra i luoghi meno civilizzati e più inospitali del Doriath, viene comunemente chiamata Doriath del Sud. Qui incontriamo, spostandoci da nord e attraversando il Bosco delle Ninfe con la sua famosa cascata, la città portuale di Rotiniel, dimora degli elfi del mare, i Teleri, e principale approdo al Doriath. Sempre nel Doriath del Sud troviamo il vasto Bosco degli Spiriti, che ospita la pericolosa Valle dei Sussurri, e muovendoci ancora verso le zone meridionali incontriamo il Bosco della Rugiada con le vicine montagne ricche di gallerie e miniere abbandonate. Infine all’estremo troviamo Ceoris, avamposto rotinrim, nato come villaggio di pescatori e pastori, oggi ridotto in disgrazia e  diviso a metà: da una parte in mano alle forze degli elfi del mare, dall’altra in mano ai Drow. Attraversando infine le insidiose zone sopracitate, ormai distanti dall’influenza dei regni elfici, troviamo lo sconfinato Deserto Elfico, ricco di misteri e minacce.

Ondolinde (Valinor)

ondolinde

Il Reame di Valinor: Pagina del Regno

Ondolinde, la Bianca città degli elfi di stirpe Quenya, il cui nome significa “Pietra Cantante”, sorge in una valle conosciuta come la Valle Celata, protetta e racchiusa naturalmente dalla catena montuosa degli Elvenquist. Densa di fascino e di mistero, Ondolinde è sempre rimasta preclusa negli accessi ai non appartenenti alla stirpe degli Alti, consentendo la sua vista alle altri stirpi solo se appartenenti alle città elfiche sorelle.

Fu voluta e fondata da Finwerin Eldamar, primo Aran di Ondolinde, che fece edificare la cittadella su di un’isoletta al centro della valle, circondata da cristalline acque che rendono fertili le terre circostanti. Edificata con una particolare pietra bianca, l’Ondolosse, che si estrae solo sui monti Elvenquist, Ondolinde è la città elfica più ricercata e curata nelle decorazioni, leggendari sono i suoi palazzi e le statue, i fregi e le iscrizioni antiche tra le vie candide e le costruzioni di azzurro e dorato.

La pianta della cittadella è circolare e il suo culmine è il Palazzo Reale alla cui base sorge il Tempio dove viene custodito l’Albero della Vita, il Tulip, reliquia sacra di tutte le stirpi elfiche. Maestosi ed imponenti sono gli edifici dedicati all’organo armato, importante e più antica istituzione della città, agli ordini sacerdotali e degli studi arcani.

Elegante in ogni suo particolare, Ondolinde è un continuo alternarsi di fiori, giardini e fontane regolati con un ordine sempre armonioso e delicato, chiara di giorno e luminosa di notte. Le arti sono al centro di ogni attività, gli artisti tramandano bellezze e storie e ogni cosa della città rimanda ad una cura del bello inimmaginabile in altre città di Ardania. Le statue degli dei elfici, i Valar, così come i monumenti storici, sorgono al centro della città dove si trova anche il più grande telescopio delle terre conosciute, voluto da Finwerin stesso per permettere agli studiosi Quenya di approfondire le conoscenze sugli astri celesti.

La valle attorno all’isoletta ospita le abitazioni elfiche, i campi fertili ed il più grande tempio dedicato a Beltaine, prima divinità della città, edificato accanto al Bosco Antico i cui colori sono unici in tutto il Doriath e le leggende che lo accompagnano custodite gelosamente dal popolo degli Alti. La sorgente di acqua pura che sgorga dai monti Elwenquist, dà principio al lago al centro della valle, dove la cittadella è resa accessibile con maestosi ponti in pietra candida. Il porto ampio ed il suo faro permettono l’attracco direttamente nella Valle, nell’unico punto ove si trova un valico tra gli alti monti.

Valinor oggi

La città dei Quenya è governata dal primogenito di Finwerin Eldamar, Makindur, tornato ad Ondolinde dopo un lungo e misterioso viaggio. L’Aran guida la città voluta da suo padre con Pazienza, Saggezza e Lungimiranza, le tre stelle virtuose alle quali gli Alti fanno riferimento come prime virtù da seguire, attraverso il codice antico etico dei Geis che regolamenta le questioni morali e pratiche. In tempi recenti l’Aran si è unito nell’Abbraccio Elfico con la regina, la Bereth, di Tiond Beriannen en Nimbreth, nipote della leggendaria Arabella. Questo ha comportato l’unione di fatto dei due regni, di Tiond e di Ondolinde, nel regno di Valinor.

Capitale del culto religioso elfico, da sempre consacrata in particolare a Beltaine, Ondolinde cura e preserva il Tulip, ponendosi come protettrice della reliquia sacra e custode dei più antichi e musicali rituali elfici.

Tindunan (Valinor)

Il Reame di Valinor: Pagina del Regno

Tindunan è la città dove dimorano gli elfi di stirpe Sindar, si sviluppa al centro di una antica foresta, situata all’interno della Valle Celeta, ad ovest rispetto la cittadella di Ondolinde. Il suo nome deriva dal termine antico “Tinnu”, che significa volta stellata. I sindar hanno fondato questa città solo in tempo recenti, dopo essere stati costretti ad abbandonare la loro precedente città, Tiond, a causa di un malevolo risveglio della natura che li ha, nonostante la strenua resistenza, scacciati.

L’antica Tiond, chiamata la Verde o I Calen dagli elfi stessi, doveva la sua fondazione a Jerzat, uno dei primi Aran dopo Arabella. Tiond sorgeva nel bosco di Earlann, nel Doriath del nord, un luogo fitto di vegetazione rigogliosa e difficilissimo da percorrere per chi non è pratico del luogo e, soprattutto, per chi non appartiene alla stirpe Sindar, la sola che ben conosce i passaggi o i sentieri più nascosti o le vie più accessibili. Le rovine del villaggio vero e proprio, ancora oggi infestato, sono delimitate dalle anse del Salkien Duin, il Fiume Danzante.

La caratteristica che maggiormente rende Tindunan unica e inimitabile è la sua architettura che, se da una parte si compenetra perfettamente con ogni aspetto dell’ambiente boschivo, dall’altra riesce a rispettarne la natura, il suo aspetto e la mutazione delle ere e delle stagioni. Tindunan è un intreccio di decorazioni e contaminazioni, scambio ed armonia con la foresta, tutto espresso chiaramente attraverso i Telain che sono le tipiche costruzioni sugli alberi, arte squisitamente sindar. La struttura si adatta sempre alla foresta e mai viceversa, esprimendo così, attraverso edifici e costruzioni, il centro spirituale della filosofia di vita di ogni sindar. L’insieme di scalette e ponti, balconate sull’acqua e sulle alte cime delle secolari querce, trova  il suo culmine nei vari edifici squisitamente realizzati con gusto elfico, come la Locanda. I laboratori, le sale semplici e molto naturali, di convivialità e di studio, si alternano a luoghi dove dimorano fiere e fiori dai più variopinti colori, fino al tempio Arboreo di Suldanas, il Dio maggiormente venerato dai Sindar.

La Tindunan città dei Sindar oggi è fa parte del Regno di Valinor, governato dalla coppia reale, il quenya Makindur degli Eldamar, e la sindar Beriannen en Nimbreth, giovane figlia di Agar en Nimbreth, primogenito di Arabella, la Regina “Bereth” più amata e leggendaria della vecchia Tiond.

I Sindar continuano le loro esistenze in perfetta simbiosi con gli spiriti-guida ed in base ad essi il popolo si divide in ordini cittadini con specifiche mansioni. L’equilibrio viene preservato e custodito così come le antiche tradizioni o le reliquie, in special modo quella del Drago Smeraldo, che insieme alla sua storia, sono tra i più grandi tesori e misteri del popolo silvano. Segreto e protetto è anche il mistero che lega il legname dorato del bosco tiondino, alle tradizioni del popolo Sindar, che nel ritenere “sacro” il particolare legno, si erge a custode del dono attribuito agli dei elfici stessi.

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Il Regno di Rotiniel: Pagina del Regno

Nell’estremo oriente delle terre elfiche immortali, laddove la terra finisce, lasciando spazio all’oceano sconfinato, sorge Rotiniel, La Perla dei Mari.

La sua vicinanza con il mare, le particolari attitudini dei suoi abitanti riguardanti la navigazione e la pesca, le rotte navali verso il continente umano e le terre all’estremo nord, la rendono indiscusso porto principale del continente elfico. La città è formata da due zone principali. La zona antica e più interna si sviluppa su quattro isole, collegate da ponti maestosi che sovrastano canali che scorrono tra le costruzioni, usati anche per la navigazione.

Giungendo da terra si giunge nell’isola-quartiere commerciale, dove si può ammirare la locanda de “La Regina Ubriaca” e la fastosa sede della Lega delle Arti e dei Mestieri, crocevia di mercanti e artigiani, fulcro della ricchezza della Perla. Poco distante si trova l’isola del Tempio, che ospita una piccola cittadella con gli edifici dell’ordine e la biblioteca, al cui centro sorge il Tempio di Earlann e Morrigan. Valicando poi un lungo ponte si giunge all’isola della piazza, dove attorno la sacra fontana si sviluppa la zona di vita mondana della città: botteghe di artisti, torre di magia, museo e teatro sospeso sul mare le maggiori attrattive. Da questa zona imbarcazioni adibite conducono le genti al Palazzo sull’Acqua, l’imponente fortezza della Flotta costruita in mezzo al mare, poco distante dalla costa. Infine nell’area di sud-est troviamo il quartiere amministrativo, che ospita il tribunale e il palazzo del Senato, dove si tengono le riunioni cittadine e che ospita ai piani superiori, ornati da splendidi giardini pensili, le stanze dell’Aran.

La zona più esterna si sviluppa verso sud, fuori dal nucleo storico della città. La strada principale è la Via del Mercato, lungo la quale si sviluppa il caotico mercato: botteghe, laboratori, carri e banchi che si accalcano ad ogni angolo tra le voci e le grida di venditori e acquirenti. Percorrendola si giunge ai cantieri navali, fiore all’occhiello dell’operosità telera, e agli ampi moli. Ad ovest della strada vi è la grande spiaggia e sul promontorio roccioso poco distante l’arena, luogo di scontro e divertimento, e il faro per le navi.

Il territorio sotto l’influenza politica della Perla si estende comprendendo grossomodo l’intero Doriath del sud, fino ai confini con le terre infestate dai goblin, e includendo il villaggio di Ceoris.

La fauna che popola questa regione è per lo più omogena, così come le creature mostruose che lo infestano. Essendo zona boschiva non sarà raro imbattersi in orsi, cervi e lupi, così come non sarà raro trovare arpie, mongbat, centauri, spiritelli e fauni. Spostandoci verso sud sarà più facile incontrare pattuglie di goblin che esplorano il territorio. Inoltre le caverne ad ovest sono abitate dai vilderon, le cui pregiate pelli sono molto ricercate.

Nel pieno centro dell’Hildoriath, tra i due fiumi che ne dividono la parte superiore, alle pendici occidentali di un imponente altopiano, sorge il villaggio di Ilkorin. Importante avamposto dell’Alleanza elfica, luogo d’incontro delle stirpi elfiche, Ilkorin è divenuto luogo comunitario di scambi commerciali e culturali per le genti di Ondolinde e Tiond.

Questa località nasce molto tempo fa in seguito alla bonifica effettuata alla zona circostante, originariamente infestata di paludi, decisa dall’antico concilio elfico per aprire una nuova via commerciale sicura.

Circondato da ampie pianure, situato vicino al limitare del Bosco di Earlann, il villaggio è divenuto famoso oltre per le sue attività di pastorizia e agricoltura anche per il suo ottimo mercato, situato presso la Piazza degli Scambi, dove si possono ritrovare oggetti dalla pregiata manifattura elfica. Dalla centrale piazza si può accedere alla grande locanda chiamata “L’Antro del Bosco”, luogo di ristoro per i molti avventurieri elfici che attraversano i sentieri e le valli del Doriath per incontrarsi e rafforzare così la loro fratellanza.

Molto importante è anche la Sede dell’Alleanza Elfica, un imponente edificio che si inerpica sulle pendici dell’altopiano e che ospita frequentemente gli incontri diplomatici dell’Alleanza, sia con umani che con altri elfi. Ilkorin è anche un avamposto militare degli eserciti dei due regni, ospitando le Torri delle sentinelle del Doriath, che vegliano sulla quiete e la pace di tutta l’area centrale del Doriath del Nord.

Infine Ilkorin è anche meta di pellegrinaggio religioso. Sulla sommità dell’altopiano troviamo infatti il Tempio di Morrigan, utilizzato per gli incontri, a volte segreti, del suo clero e dei suoi seguaci, e come osservatorio a cielo aperto per lo studio della volta celeste.

Nel Profondo Sud delle Terre dei Pelleverde, sorge Ceoris.
Nata come ridente cittadina di pastori e mercanti, in origine era un luogo tranquillo e pittoresco all’interno del Doriath, circondato dal verde e da montagne. L’accesso al mare al mare e il fiume che la bagnano su due lati, ne consentivano il fruire dei commerci e dei contatti con l’esterno. Lo scorrere della vita cittadina convergeva nella piazza centrale, dove trovavano posto i negozi e i campi con recinto cittadini.
Importanti allo stesso modo erano il palazzo al centro della città, con i suoi ampi giardini interni e saloni arredati per gli incontri, e il porto, fondamentale luogo di scambio di merci e culture. Nella parte a sud, oltre il fiume, trovavano posto i recinti degli allevatori, che potevano contare anche sugli ampi spazi verdi al limitare del bosco e adibiti a pascolo.

La situazione cambia drasticamente con a causa della guerra con i drow, sul finire del 277. Dopo mesi di scontri dagli esiti incerti la situazione ha trovato una stabilità, con i popoli elfici che hanno stabilito una tacita tregua. Dell’ameno villaggio è rimasta però solo una devastata ombra.
La parte nord, rimasta in mano agli elfi di Rotiniel, ospita ancora un certo numero di abitanti, ma si è trasformato in un avamposto fortificato. La maggior parte delle strutture è stata chiusa o rinforzata e una lunga palizzata difensiva corre lungo il fiume, vero confine che spacca in due parti Ceoris, ormai corrotto dai veleni drow.
Il porto è ancora in funzione, e continua a svettare l’edificio che ospita la guarnigione, forse il luogo di maggior fervente attività.
La parte a sud è totalmente in mano ai Drow e ai loro mostruosi alleati, i ragni. Poco è rimasto di integro, a parte le rovine della vecchie mura difensive rotinrim, osservabili ad occhio dalle torrette di guardia degli elfi chiari. Creature oscure si muovono nella zona, e continui sibili, grida ed ordini in drowish, riecheggiano nelle notti mai sicure…

Winyandor

L’isola che si mostra ai miei occhi sorge sul mare a Nord del Reame Elfico, ed è caratterizzata da ampie foreste, coste alte e impervie, e un bacino fluviale che la divide in due parti il quale nasce da una grande catena montuosa, ricoperta da nevi perenni.
La natura lussureggiante e la conformazione del terreno sulle coste, quasi pianeggiante, ha permesso l’insediamento di una comunità di elfi sindar, teleri e quenya, che vivono in pace e serenità e si affidano alla caccia, all’allevamento, ai semplici lavori manuali, per sostentarsi e non desiderare altro se non una vita millenaria in armonia con il territorio circostante.
Coltri di nubi l’avevano avvolta e protetta per lunghi anni, impedendo ai navigatori di scorgerla, ma ora, a causa di un repentino cambiamento delle condizioni atmosferiche, essa si è mostrata a tutti, nel suo splendore.
Gli esseri centenari che la popolano sono elfi che hanno scelto una vita solitaria, lontana dalle città del Reame Elfico, in cui vigono leggi e gerarchie che male si addicono alla mente dell’elfo semplice, amante della terra e di tutto ciò che essa ci ha donato.
“Noi viviamo grazie a Tulip, e solo a quello e ai sacri Valar affidiamo la nostra vita, e le nostre preghiere” rispose l’antico saggio Hisie en’ Yevia, abitante solitario e beato della piccola baita tra i ghiacci e i muschi a nord del paesello elfico, mentre gli rivolgevo le mie domande, riposandomi dall’esplorazione lunga e difficoltosa effettuata questi giorni.
“Il nome del luogo in cui vi trovate è Winyandor, Terranova in lingua comune, ed è stato scelto dagli Eldar che popolano queste terre. Che nessun desiderio di conquista osi violare le lande che si mostrano ora ad Ardania. Winyandor è rifugio del corpo stanco e dello spirito povero, è nutrimento del cuore e della mente, e refrigerio delle membra degli elfi, spossate da una vita scandita da guerre e vendette, invasioni e stermini, diatribe e uccisioni.”
Socchiudendo gli occhi, il saggio mi congedò, e mi chiese di portare i loro precetti ad Ardania tutta. Per questo motivo, ora, lascio a voi questo plico, come testimonianza di ciò che ho veduto e udito, sperando che non rimanga solo un racconto di un esploratore, ma un monito, a chi si addentra in quelle terre, perché esse restino ciò per cui sono nate, ovvero una terra colma di speranza, e silenzio, e vita.

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Reami di Ardania